Zark (Finale 2)

Allora Carl sentì nuovamente dentro di sè la forza che poco prima lo aveva costretto a ritornare indietro e che adesso lo sosteneva. Smise così di piangere, si strofinò gli occhi.
“Susan” disse quindi Carl guardandola negli occhi con tutta la forza che gli proveniva direttamente dall’interno di sé e dalle profondità mai esplorate della sua anima “se è così io rispetterò le tue scelte …………… Però voglio che tu sappia che io ti amo e che ti amerò per sempre, anche se questo potrà solo ferirmi. E pregherò affinché tu un giorno possa ritornare a me e il motivo per cui non smetterò mai di pregare è questo: io e te siamo così uguali, io e te siamo la conseguenza della primitiva divisione e del suo naturale ricongiungimento dell’anima unica, del bene eterno.”

Susan si alzò dal letto, si avvicinò a Carl, si inginocchiò e pianse. Pianse poiché si sentiva ancora all’interno di un mondo per lei nuovo e fatato, il mondo che aveva conosciuto grazie a Zark.

Qualcun’altro, però, sentì e comprese la grandezza e la purezza della forza all’interno di Carl. Fu Zark.
“Susan perdonami. E anche tu Carl, perdonami. Perdonatemi. Ero solamente un povero essere in cerca di qualcuno che avesse il coraggio di amarmi. E tu Susan sei meravigliosa per questo. Ma ora mi rendo conto che non dovevo cercare il tuo amore, che non dovevo cercare l’amore di nessuno. Susan, poco fa stavo cercando di dirti che non doveva accadere e adesso, vedendo Carl e sentendo in me cosa prova per te, ne sono ancora più convinto ……. Perché Carl ti ama davvero Susan, di un amore sincero, puro …………. e tu Susan in realtà ami Carl, non me, tu l’hai sempre amato, solo che non avevi la certezza di quello che Carl provava per te e di quello che tu provavi per lui ……… Tu e Carl vi amate perché siete veramente due esseri unici e dalle stesse caratteristiche spirituali e questa identità di anime è fondamentale, non può mancare. Se mancasse genererebbe delle persone infelici. Hai percepito questo poco fa, Susan, e hai veduto a quali vette meravigliose potrebbe portare sia te che Carl questa vostra identità di spirito se solo tu volessi accettarlo.”
E dopo una breve pausa aggiunse, con le parole che gli sorgevano dal cuore e con la grande calma che ormai lo pervadeva in ogni parte del suo essere: “In voi sono così forti le uguaglianze spirituali e le passioni reciproche ……… e queste generano il bene che vi volete e l’attrazione che sentite l’uno per l’altro ……… e che vi accompagnerà per sempre. Poco fa Carl ti ha voluto dire proprio questo ………. ma sento che tu Susan ora hai capito ……”

La ragazza ascoltò attentamente anche le parole di Zark. Per lei fu come svegliarsi da un sogno, anche se da un sogno reale e bellissimo e allora anch’ella non potè fare a meno di sentire la forza che proveniva da Carl e comprese. Comprese che non aveva mai smesso di amare Carl, neanche quando abbracciava Zark, neanche quando credeva di amare Zark, perché quei sentimenti in realtà erano suscitati da Carl e a lui e da lui arrivavano.

“Zark ……………………” stava dicendo Susan alzandosi insieme a Carl, ma fu interrotta dalle dita del vampiro che si appoggiarono sulle sue labbra morbide e calde. Morbide e calde come le avevano sentite le labbra di lui soltanto pochi minuti prima.
“Shhhhh …………….. Il fatto grave è questo …………….” e così dicendo Zark, sfiorandoli, indicò i buchi che le aveva fatto sul collo.
“Non voglio che tu diventi come me, potresti causare tante sofferenze. Ma c’è ancora una soluzione a questo poiché ci siamo fermati in tempo ……………….”
Allora estrasse da una tasca nascosta dell’impermeabile che indossava un paletto di legno. Si rese conto che fino a quel momento non supponeva neanche che la tasca esistesse. Qualcosa lo guidò, qualcosa lo illuminò …………

Lo porse a Carl e proseguì: “Uccidetemi …………………………. è sufficiente che me lo impianti nel cuore Carl. Fa ciò che ti chiedo, ti prego, se io muoio Susan sarà salva e non le succederà niente ………………… non voglio causare dolore a nessuno ………………………”
“No Zark. Non lo farò mai ………………” rispose Carl comprendendo il profondo dolore di quell’essere che gli stava dinanzi, in cerca solo del grande bene supremo e di una spiegazione della sua natura.
“Se non lo fai, Carl, lei diventerà un vampiro. E’ questo che vuoi?”
In quel preciso momento Susan lanciò un gemito di dolore e si accasciò sul pavimento. Carl la prese e la mise delicatamente sul letto.
“Hai visto Carl? E’ quello che volevo evitare fin dall’inizio. Ma poi ………………… la mia solitudine, il mio cuore, Susan, sono stati più forti di me ………………….. E’ giusto che paghi, in fondo preferisco che sia così, qualcuno al mondo mi ha voluto bene …………………”
Il vampiro fu interrotto da un altro gemito di dolore di Susan.
“Avanti! Non c’è più molto tempo! Fai quello che ti ho chiesto!” e così dicendo porse di nuovo a Carl il paletto di legno.
Carl guardò Susan priva di sensi e in preda ad evidenti sofferenze sia fisiche che spirituali poi, a testa bassa, prese finalmente il paletto dalla mano di Zark, lo guardò in viso e disse: “Grazie amico. Ci hai fatto capire cosa vuole dire amare veramente.”

Zark voltò la testa un’ultima volta in direzione di Susan che era stesa sul letto. Mentre la guardava in lui si fecero sentire prepotentemente sentimenti contrapposti, di gioia e di sofferenza, di contentezza e di dolore.
Adesso dagli occhi di Zark due lacrime mantenendosi a distanza fra loro, disegnando due righe, stavano scivolandogli lentamente dalle guance per percorrere ora tutto il viso del vampiro.
Poi girò la testa e il suo sguardo abbandonò definitivamente il volto della ragazza.
Si coricò per terra e disse rivolto a Carl: “Avanti. E’ l’ora.”

Carl mise il paletto in posizione sopra il cuore di Zark. Quindi gli disse: “Non dimenticherò mai il tuo sacrificio.” E quelle furono le ultime parole che Zark il vampiro ebbe modo di sentire.
Ma fu proprio in quel momento che Zark il vampiro finalmente capì, che alfine comprese il grande mistero che avvolgeva il segreto della sua natura e dell’estinzione dei vampiri: tutti i vampiri, col passare del tempo, avevano scelto di morire piuttosto che essere la causa del dolore e della sofferenza degli uomini normali.
Dolori e sofferenze che in Susan sarebbero svaniti entro pochi secondi ormai, ma che facevano da contorno a qualcosa d’altro, a qualche cosa che sarebbe invece rimasto, imperituro e immortale, a qualcosa di buono, a qualcosa di cui la ragazza aveva preso coscienza quella sera stessa, e Carl con lei.

Gli occhi dei due si incrociarono per l’ultima volta poi Carl premette a fondo il paletto nel corpo di Zark, il paletto gli trafisse il cuore, un potente getto di sangue gli sgorgò dal petto, il vampiro lanciò un ultimo grido di dolore e disperazione, oltre che di un intimo sollievo, e spirò.
L’ultimo vampiro aveva cessato di esistere.
Si era così completata la loro opera di autodistruzione volontaria per non causare dolori al genere umano.

Forse in un altro tempo, in un altro luogo.

In quel momento Susan fu salva e tornò istantaneamente normale. Si riprese, alzò la testa e fece in tempo a vedere il corpo del vampiro svanire come per magia, una magia vecchia e lontana nei secoli, una magia che, dopo averli generati ora se li riprendeva. Solo il paletto di legno rimase. Rimase lì, per terra.

Il ragazzo si avvicinò alla sua ragazza e si abbracciarono. E si baciarono, di un bacio dolce che li riportava alla bellezza del creato, all’infinito dell’essere umano.
Stettero insieme, svegli, fino all’alba poi Carl, guardando Susan in viso, con sguardo dolce, pronunciò: “Susan ti amo. Tanto. Più di prima. Meglio di prima.”
“Mi potrai mai perdonare Carl?”
“Susan, questa sera non hai fatto niente per cui dovresti essere perdonata. Hai solo scoperto cosa ci può essere nell’anima. Sei andata dove volevi andare e hai percorso una strada che però apparteneva a noi due soltanto, che è sempre appartenuta a noi. Per questo c’ero io con te, solo io.”
Allora lei riprese: “Seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro, cos’è che lo muove, da dove viene questo strano dolore. Capire che cos’è l’amore ………….. Adesso lo so veramente” e proseguì dicendo “Anch’io ti amo Carl.”

Ora sentirono l’intensità della loro unione, dei loro sentimenti.
Ora sentirono la magia dell’amore.

Ora erano una persona sola.