Una sera come tante

unaseracometante

Bill si stava guardando allo specchio. Si stava pettinando quando guardò il suo orologio da polso. Erano le 22.40 di un sabato qualunque. Un sabato come ce ne erano stati tanti altri nella vita di Bill.
Fuori pioveva. Faceva freddo.
La pioggia stava scendendo senza sosta lungo i vetri delle finestre.
Bill aveva 30 anni, viveva da solo in un modesto appartamento di periferia, come ce ne sono tanti.
Era un semplice impiegato in una grande ditta che produceva parti di automobili. Non era molto soddisfatto di come stava procedendo la sua vita; né in campo lavorativo né in campo affettivo. Aveva avuto diverse ragazze nel suo passato ma nessuna lo aveva “fatto sognare” come amava dire quando gli si chiedeva che tipo di donna avrebbe voluto accanto. “Non è importantissimo che sia bella, beh…… carina sì, ecco… l’importante però è che abbia fascino, che il solo pensiero di lei……… sì, mi faccia sognare”.

I suoi parenti, genitori, zii, cognati, i suoi due fratelli vivevano oramai in campagna da diversi anni ma lui aveva deciso di rimanere in città. Gli era sempre piaciuta la città in cui era nato e non se ne voleva assolutamente staccare. Quell’atmosfera grigia che scendeva durante le sere d’autunno lo attraeva molto e poi “in città ci sono molte comodità che in campagna non ci sono” si ripeteva sempre.
Anche quella sera, come quasi tutti gli ultimi sabato sera di quei mesi autunnali, Bill decise di andare al solito pub dove andava sempre. Avrebbe rivisto gli amici di sempre… Darren, 28 anni, operaio in una ditta calzaturiera, Louis, 34 anni, impiegato di banca, Frank, 30 anni, agente assicurativo, Denise, 26 anni, segretaria in un’azienda che vendeva computers, John, 29 anni e Carol, 24, coppia di sposi, lui agente di polizia e lei casalinga……. e forse avrebbe incontrato anche qualche altro vecchio amico e qualche altra buona amica che solitamente frequentavano il pub “Rio luce”.
Era un pub dallo stile moderno, immerso in un simpatico angolo di verde alla periferia della città. All’interno luci soffuse, musica alta ma non assordante, le cameriere erano molto carine; insomma un luogo dove potere vedere i soliti amici e dove potere parlare di tutto e di tutti.

Bill arrivò verso le 23.00, vide subito Frank al bar, si salutarono e si sedettero al solito tavolo.
“Come va Frank? Ti vedo bene?”
“Non mi posso lamentare anche se il mio capo oggi mi ha triturato davvero le palle……”
“Già…… a chi lo dici…”
Mezz’ora dopo arrivarono Darren, John e Carol. La musica faceva da sottofondo a tutte le loro parole.

Ad un tratto Bill la vide.
Ne rimase folgorato.
Era alta, lunghe chiome brune le percorrevano le spalle, una vestito lungo, di colore viola, gli faceva intravedere e immaginare un corpo statuario. Non avrà avuto più di 25 anni.
” E’ una ragazza veramente molto bella.” penso Bill.
Un discreto sorriso dirompeva dalle sue labbra.

“Ehi Bill” fece John “che hai? Chi stai guardando?”
Bill non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
La ragazza stava per arrivare al banco del bar quando, tutto ad un tratto qualcosa sembrò rabbuiarle il volto, così pensò Bill, e così si diresse velocemente verso la porta da cui era entrata.
Bill si alzò di scatto e cercò di inseguirla ………
“Bill……!!! Bill…… !!!!!!”
“Bill dove vai?!?” urlarono gli amici del suo tavolo.

La ragazza uscì.
Dopo pochi secondi anche Bill fu fuori.
Ma non riuscì a vederla.
Pioveva. Pioveva ancora. Era una notte buia e fredda. Particolarmente fredda.
Bill cercò ansimante la ragazza.

“Ma che cavolo sto facendo?” pensò “che cavolo sto facendo qui fuori…… al freddo…… dietro una che magari appena mi vede si gira e scappa……”
“Eppure…… vorrei cercare di parlarle… magari solo per chiederle come si chiama…… era bellissima……”
Così pensando Bill stava facendo il giro del pub. Ma niente. La ragazza sembrava se ne fosse proprio andata.
Quando……

…… Bill la rivide…… Era accucciata con le ginocchia strette al petto sotto ad un albero del giardino che faceva da contorno al pub.
La pioggia continua ed incalzante le stava praticamente facendo la doccia. Il vestito che indossava era completamente bagnato ed i capelli, oramai fradici, le ornavano il volto…… quello stesso volto che pochi minuti prima irradiava felicità.
Bill si sentì stranamente ancora più attratto da quella fanciulla che incurante di tutto e di tutti era in balìa degli elementi.
Le si avvicinò…… cautamente, ma risolutamente……
Quando fu ad un solo passo dalla ragazza fu colto da un infinito senso di trasporto per lei che non sapeva di dove provenisse…… non sapeva nemmeno lui cosa fosse ma sentì forte il desiderio di parlarle, di toccarla, di ascoltare la sua voce, di proteggerla………….
La ragazza alzò lo sguardo lentamente ed i loro occhi si incontrarono.
Fu come un esplosione.
Di colori, di suoni, di profumi……….
Bill provò emozioni mai provate prima……… le sensazioni di cui fu preda furono bellissime e profonde……… la ragazza, sempre accovacciata, riprese il sorriso che l’aveva accompagnata al suo ingresso al bar.
“Ciao” disse Bill in tono pacato.
“Ciao” rispose lei.
“Ti stai bagnando…… e col freddo che fa rischi di prenderti una bella polmonite ……”
“Ho solo questo vestito” disse piano la ragazza, sempre fissando negli occhi Bill e con il sorriso più dolce che egli avesse mai visto prima.
“Prendi questo” fece lui, che nel frattempo si tolse la giacca coprendo le spalle e la schiena di lei.
“Grazie……… ma ora ti bagnerai tu………”
“Non importa……… ma che stai facendo qua tutta sola?”
Questa volta Bill non ottenne risposta.
“Vuoi che ti riaccompagni a casa?”
“Sì…… grazie……”
Bill la prese per mano e la aiutò a rialzarsi. Il contatto con la sua mano gli fece provare una scossa mai provata prima.
Bill stava scoprendo sensazioni per lui del tutto nuove.
“Non so che mi sta succedendo” pensò “…… mi sembra di sentire per la prima volta questo genere di emozioni………”
Le cinse le spalle con il braccio e si diressero verso la sua macchina.
Lei non smise neanche per un secondo di guardare il viso di Bill. E sorrideva. Di un sorriso candido e delicato. I suoi occhi trasmettevano calore……. ma ora erano tristi…….. un viso dolce…….. ma pervaso dal dolore e dall’angoscia ………. e Bill non poté fare a meno di percepire tutto questo.
“Bill!!!…… Dove vai Bill?!?” gridarono i suoi amici che erano usciti dal pub per cercarlo e che finalmente lo videro. Ma lui non riuscì a sentirli. Non poteva sentirli.

Arrivarono alla macchina ed entrarono.
“Come ti chiami? Dove abiti?”
“……Mi chiamo Kate…… Kate Ransom……… abito in una di quelle villette a schiera poco lontano da qua……” rispose lei dopo una breve pausa.
“Ah, sì…… ho capito…… ora ti accompagno”
“…… e io mi chiamo Bill……”
“Ciao Bill…… ti sono veramente riconoscente per quello che stai facendo…… ma…… eri al pub con degli amici, mi sembra………”
“…… non ti preoccupare…… in questo momento sono qui per te……”
La macchina procedeva nel silenzio della notte. Solo la pioggia e qualche lampo seguito dal tuono spezzava un’atmosfera carica di sensazioni intense e nuove.
La ragazza si mise a guardare davanti a sé e pochi istanti dopo alcune lacrime cominciarono a scendere dal suo volto…… per confondersi con le gocce di pioggia che già le bagnavano il viso.
“Questa ragazza è stupenda” pensava intanto Bill “vorrei conoscerla meglio, vorrei sapere tutto di lei, vorrei ascoltarla anche per delle ore, vorrei fare quello che a lei piace fare……… vorrei baciarla…… e vorrei che smettesse di piangere………”
“Cosa c’è Kate?…… Perché piangi?……” disse allora lui in tono sofferente, partecipe di un dolore di cui non conosceva la causa, ma che lo aveva coinvolto fino nel suo intimo più profondo.
Lei girò il capo e lo guardò…….. teneramente…………..
“Bill…………” disse solamente e poi si interruppe.
Girò nuovamente la testa in direzione della strada.
Lui era ormai preda di sentimenti contrastanti……… la gioia di quel momento si scontrava con l’angoscia e la malinconia che la ragazza emanava……….
Quando furono di fronte ad una villetta dalle luci spente e dalle tapparelle completamente abbassate lei disse: “Bill, ecco ……… io abito qua………”
Bill fermò la macchina.
Allora lui prese coraggio, le prese la mano, la accarezzò lievemente per cercare di farle sentire tutto il suo…… ma cos’era che provava veramente per lei? Cosa gli stava bruciando dentro? Che cosa era successo in lui in quei pochi minuti? E poi sentiva che anche in lei qualche cosa era successo, sentiva di non essere il solo a provare quelle emozioni ed era questa la fonte principale della gioia di Bill…….. ed era la prima volta che riusciva ad avvertire queste sensazioni di ritorno ………
“Kate………” provò a dire lui dopo alcuni secondi che sembravano durare un eternità.
“Bill……” lo interruppe lei “…… non possiamo………”
“Nessuno può impedirmi di baciarti……” e detto ciò le prese il viso ancora bagnato più dalle lacrime che dalla pioggia fra le mani per regalarle un bacio carico di ciò che di più bello e puro potesse esistere tra un uomo ed una donna……………..
Quando le loro labbra si staccarono Kate aprì gli occhi che aveva chiuso per quell’interminabile momento di dolcezza e passione e guardò Bill il quale, guardandola negli occhi ancora pieni di quella misteriosa e disperata tristezza, disse: “Kate…… io…”
“… addio Bill……… perdonami ma……… è meglio così……” e dicendo questo aprì la portiera della macchina e scese. Chiuse la porta e, dal finestrino ora abbassato, disse soltanto: “…… non ti dimenticherò mai Bill……… mai…… e……” ma non finì la frase. E se ne andò camminando con il viso ancora rivolto a lui. Poi entrò in casa.
Bill fu pervaso da miriadi di sensazioni ……… gioia, angoscia, sofferenza, felicità, rabbia ……. e non fece altro per trattenerla, sentiva che era meglio così ………. “ …… e ……? E cosa?” si chiese lui.

Il giorno dopo, superata una notte in cui i suoi sogni erano dominati da lei, decise di tornare in quella casa per incontrarla nuovamente. Il fatto era anche che si accorse di averle lasciato la sua giacca.
“Beh……” pensò “se non altro avrò una scusa per potere ritornare da lei” si disse lui.

Erano ormai le 11 quando giunse di fronte alla casa di lei.
Subito fu colpito dal fatto che, come la sera prima, tutte le tapparelle erano ancora abbassate.
“Strano……… è già mezzogiorno…… che stiano ancora dormendo?”
Uscì dalla macchina e suonò il campanello.
Non ricevette alcuna risposta.

Suonò nuovamente.
Ancora nessuna risposta.
Come la sera precedente le vide sul viso della ragazza Bill cominciò ad essere preda di una strana malinconia e di una certa angoscia.

Una voce lo chiamava ora dalla villetta alla destra di quella dove abitava Kate.
“Ehi…… che fa qui? Chi cerca?” era una donna che gli stava parlando dall’uscio aperto della casa vicina “…… non c’è nessuno in quella casa…”
“Come sarebbe a dire?” disse lui, seccato dall’intrusione di quella donna “Ieri sera ho accompagnato proprio in questa casa la signorina Ransom……… Kate……… non la conosce?”
La donna guardò sbigottita Bill.
“Ma che sta dicendo? E’ ubriaco? Se ne vada!”
“Io non vado proprio da nessuna parte” disse alzando il tono della voce “Io sono qui perché ieri ho riaccompagnato a casa Kate… le ho anche prestato la mia giacca………”
“E’ sicuro del nome? Credo le abbiano fatto uno scherzo…………”
Bill fu colto da mille e mille pensieri di tutti i generi. Ora stava sudando, il cuore gli batteva forte, non capiva cosa stava succedendo.
“Ma quale scherzo? Kate non è per caso una ragazza alta, sui 25 anni, capelli lunghi, bruna……… e ieri portava anche un vestito color viola, lungo……………”
La donna sbiancò.
“Allora……… mi dica…………… dov’è Kate?! Me lo dica se lei sa qualcosa!!”
La donna, ora appoggiata alla porta di casa per non cadere riuscì soltanto a dire: “Kate è morta………………… già da 3 mesi ormai………………… e l’ultima volta che è stata vista indossava un vestito viola… lungo…………………………”

Un alito di profondo dolore, di grande angoscia, di grande tristezza, che ora avevano una loro strana spiegazione, colpì Bill.
“Ma che sta dicendo?!? E’ pazza?!?? Le ho appena detto che ho riaccompagnato a casa Kate ieri ……… ieri sera … non 3 mesi fa!!! E l’ho vista entrare proprio in questa casa!!!!!”
“Guardi, io non voglio sapere niente……… so solo che il cimitero dove è stata sepolta è quello a 3 isolati da qui…… buongiorno…” e se ne andò velocemente sbattendo la porta dietro di sé.
Bill non sapeva più a cosa pensare.
Dentro di lui qualcosa sembrava piano piano affiorare e qualcos’altro sembrava piano piano affondare.
Salì in macchina e si diresse al cimitero indicatogli dalla donna.
Quasi non riusciva a respirare per il tormento che gli occupava ora la mente…….. e il cuore……

Arrivato al cimitero scese dall’auto e si mise affannosamente alla ricerca di……… di cosa? “Quella donna era sicuramente una pazza……… una visionaria……… che cavolo sono venuto a fare io qui? ……… Adesso me ne vado e………” ad un tratto vide qualcosa che gli era familiare.

Si avvicinò lentamente con il cuore in gola e con le gambe tremanti.
Fu davanti ad una tomba.
E sopra di essa una giacca.
La sua giacca.

Bill alzò lo sguardo e vide la foto sopra la lapide. Era Kate. La sua Kate Ransom. La donna che lo aveva fatto sognare.

L’iscrizione diceva che era morta circa 3 mesi prima, colta da un infarto cerebrale cadde senza vita davanti ad un albero del pub dove lei era solita andare. E dove Bill era solito andare.

Poi sulla giacca un bigliettino su cui c’era una sola semplice parola scritta a mano: “Grazie”.