Un viaggio lungo una vita

treno

Era una normale sera d’estate, di quelle che potrebbero passare inosservate, di quelle che poi non ci si ricorda più nulla, che non ti accorgi nemmeno.

John era uscito dal lavoro alla solita ora ma aveva deciso che, prima di tornare a casa, sarebbe passato a salutare un vecchio amico d’infanzia. Non lo aveva mai fatto, gli aveva sempre telefonato, ma quella sera, chissà perché …………………………………

John rimase dal suo amico fino quasi all’ora di cena, ricordando i bei vecchi tempi, che non sarebbero più tornati e che comunque ti davano, fin nel profondo del cuore, brividi di nostalgia.

Si congedarono e John si avviò, sempre a piedi, verso casa.

Ed ecco che John scende in metropolitana; le solite facce, il solito percorso, le solite scritte sui muri, ma un orario completamente diverso dal consueto, era tardi per lui.

Stette ad aspettare qualche minuto. Arrivò il treno. John salì e si sedette in un posto qualunque. La sua mente pensava alla cena, era quasi ora del resto.

Alla seconda fermata conseguente a quella in cui salì John successe qualcosa. Entrarono, una dopo l’altra, quattro ragazze che, John capì, erano colleghe di lavoro ed erano appena uscite dall’ufficio. L’ultima ragazza delle quattro a salire sulla carrozza fece trasalire John.

Non riusciva più a staccarle gli occhi di dosso, era bellissima.

La ragazza si sedette nel posto di fronte a quello occupato da John. Il treno ripartì.

John la guardava, anzi la ammirava. Era di una bellezza fuori dal comune; aveva inoltre, e questo era il particolare che la faceva ancora più bella, un fascino particolare, un fascino che attraeva, che attraeva in maniera irresistibile.
Era alta, capelli lunghi, scuri, occhi neri, un viso perfetto e stupendo, rossetto rosso scuro alle labbra, labbra magnifiche e sensuali; indossava una maglietta scura che permetteva di definire un corpo da lode; la gonna, corta, di colore nero e con dei fiori disegnati, lasciava scoperte due gambe statuarie, lunghissime e, naturalmente, stupende, perfette.

La ragazza, dopo avere scambiato alcune parole con le amiche, appoggiò la testa al finestrino dietro di lei e socchiuse gli occhi; il viso esprimeva una gioia calma e tranquilla, le labbra formavano un sorriso, le mani raccolte sul grembo.

Il quadro, formato dalla ragazza che John aveva di fronte e da tanti pensieri che gli affollavano la mente, era qualcosa di meraviglioso e suscitava in lui le più svariate emozioni. E il treno proseguiva la corsa.

Egli avrebbe voluto accarezzare quella sua pelle liscia e morbida, a partire dalla fronte, per poi arrivare agli occhi, alle labbra, al collo, alle braccia, alla schiena, alle gambe. E mentre lo pensava si immaginò di farlo veramente, di essere accanto a lei, stesi entrambi su di una spiaggia assolata e deserta.

Era stato un caso; se non fosse stato per quell’idea, che mai prima lo aveva sfiorato, di andare a trovare il suo amico d’infanzia non la avrebbe mai incontrata. Ci sono alcuni fatti e alcune situazioni che si verificano per un insieme di combinazioni veramente molto casuali, con probabilità che accadano veramente infinitesimali. Però possono accadere.

Ed ecco di nuovo che John le metteva le mani nei capelli, glieli sfiorava, glieli portava dietro la nuca e intanto avvicinava il suo viso a quello di lei.

Invece lei era là, bellissima, a più di un metro di distanza da lui, in atteggiamento di rilassamento, con il solito sorriso a fior di labbra che la facevano ancora più bella e affascinante.

Il treno, intanto, impietosamente, procedeva di stazione in stazione e stava per giungere dove John avrebbe dovuto scendere.
John, chiudendo gli occhi, lasciò andare ancora i suoi pensieri. Le sue labbra si avvicinavano sempre di più a quelle di lei, e finalmente si congiunsero. E finalmente i due si abbracciarono. In quel momento a John parve di essersi innamorato della bellissima sconosciuta, di un amore intenso e unico, travolgente.
John riaprì gli occhi, guardò la ragazza e gli sembrò, anche se per una frazione di secondo appena, che anche lei, sebbene ora avesse gli occhi chiusi, stava partecipando al suo sogno, gli sembrò che anche lei stesse provando le sue stesse sensazioni e le emozioni che scaturivano da quei momenti.

Sì. John ne ebbe la certezza in quell’istante. Insieme, nella realtà, lui e quella ragazza potrebbero essere una coppia felice. Molto. Molto di più. John comprese che stava percependo l’affinità spirituale, quella forza trascendente capace di unire nell’intimo due anime simili e di renderle eternamente felici. Ma la realtà potrebbe essere che la ragazza di fronte sia fidanzata o che si fidanzerà con un altro, probabilmente senza avere in comune con lui l’affinità spirituale. John sentiva fortemente che lui e la ragazza di fronte avevano la felicità a portata di mano, ma come potere arrivare a lei? Lei che, forse, stava sentendo e pensando le stesse cose di John.

Il treno si fermò. Era la fermata di John.

John si alzò, le porte si aprirono; egli camminò così verso l’uscita, ma i suoi occhi erano ancora rivolti a lei.

Poi, dopo avere varcato le porte del treno ed essersi incamminato verso le scale che lo avrebbero condotto in superficie a continuare la vita di sempre, si accorse che la ragazza aprì gli occhi e ricambiò il suo sguardo con uno sguardo misto di affetto, malinconia e tenerezza.

Il treno ripartì.

John si fermò e osservò l’ultimo vagone del metrò scomparire nel buio della galleria. Poi si voltò e cominciò ad incamminarsi verso casa.

Quel treno si era portato via i suoi sogni, una vita piena di sentimenti, di carezze, di tenerezze, di amore con una ragazza che non aveva mai visto ………………………………. “che non vedrò più” pensò, mentre una lacrima, solitaria ma pesante riuscì a scendere sul suo volto.