Susanna

susanna

Susanna è una bella ragazza di ventitre anni, capelli lunghi, occhi stupendi, lineamenti delicati.
Susanna vive in una grande città, con i suoi genitori, è figlia unica e lavora come commessa in un grande negozio di abbigliamento.
Normalmente la sera torna a casa, mangia assieme ai suoi, una coppia che, letteralmente adora la figlia e, alcune volte, al termine della cena, esce.
Esce quasi sempre ora che si è innamorata.

Giacomo è un ragazzo di ventitré anni, bel fisico, spalle larghe, biondo, occhi scuri.
Giacomo frequenta l’Università, vive con i suoi genitori, ha una sorella più grande.

Mentre Susanna, con l’autobus, sta per raggiungere il locale dove la sua compagnia si ritrova quasi tutte le sere, le ritorna in mente il momento in cui vide Giacomo per la prima volta sotto una luce diversa.
Susanna guardava Giacomo inizialmente con indifferenza, poi col passare dei giorni si sentiva sempre più attratta da lui, sempre più, sempre più, sempre più.
Si ricordò di quella sera. Quella in cui lui le rivolse la parola dicendole: “Ciao Susanna, posso sedermi qui?” indicando il posto vicino a lei.
Già altre volte si erano parlati, ma quella volta le si mise a battere il cuore.
“Certo” rispose lei.
“Senti, sai che io non so ancora che cosa fai nella vita?”
Susanna arrossì, sentendosi contemporaneamente più piccola di lui e attratta da lui; abbassò la testa, sorrise, finì il bicchiere di aranciata che aveva davanti, si girò verso di lui e disse: “Sono commessa in un negozio di abbigliamento, non molto lontano da qui.”
“Ma va’?” rispose Giacomo.
E proseguì dicendo solo: “Brava, brava” senza particolare interesse.
Nei giorni seguenti Susanna ricorda come cercava sempre di sedersi accanto a lui, come cercava di introdursi nei discorsi di lui per farsi notare.
I genitori di Susanna notarono, col passare delle settimane, che la figlia era diversa, a volte espansiva, a volte rinchiusa in sè stessa. Quelle erano le volte in cui Susanna cercava di capire se anche Giacomo avesse i suoi stessi sentimenti, o almeno una parte di essi, se poteva sperare, se poteva essere felice, perché lei voleva tanto essere felice.
Giacomo sembrava non essere fidanzato, anzi ne era certa perché una sua amica che faceva l’Università e lo conosceva anche in quell’ambiente glielo aveva detto chiaramente.
E poi una volta, al termine di una serata di gruppo, chissà perché, non lo ricordava neppure, o forse non voleva ricordarlo, si salutarono baciandosi sulle guance.
Susanna tornò a casa euforica, pensò che finalmente anche lui desiderasse dimostrarle i suoi sentimenti.
Il ricordo di quel momento, anche se le volte seguenti non si salutavano sempre così, le provocava sempre, anche adesso che era sull’autobus, una forte emozione.

Ricordò quel giorno in cui le venne voglia di parlare con sua madre.
“Mamma, credo …………………..”
“Si?”
“……………….. di essermi innamorata …………………………….”
La madre allora si sedette, seria, e disse: “Vieni qua Susanna”
Susanna si mise su una sedia vicino alla madre.
“Lo conosco?” riprese la mamma.
“No, non credo. E’ un ragazzo che frequenta il mio gruppo. Si chiama Giacomo e fa l’Università.”
“E lui? Cosa ne pensa lui?”
Susanna abbassò la testa, ripensò a tutte le volte in cui erano stati in qualche maniera vicini e disse “……… credo che mi voglia bene …………….., so che sta cercando una ragazza con cui stare, ………………….. credo che potrei essere io ………………..”
“Hai detto credo troppe volte Susanna. Lui non sa niente dei tuoi sentimenti. Non gli hai mai parlato di quello che provi per lui? E sei certa di quello che mi hai detto?”
“Mamma, io so solo che fino ad ora non mi era mai capitato di essere così. Penso sempre a Giacomo, vorrei stare sempre con lui, ogni momento, vorrei sentire sempre la sua voce, vorrei averlo vicino, anche adesso ………. e vorrei ……………. baciarlo …………”
La madre di Susanna non potè fare a meno di notare che mentre la figlia parlava lo sguardo le si illuminava.
“Susanna stai attenta, cerca di parlargli apertamente al più presto e ……..”
“Mamma! Ma come faccio?! …………….. Non so cosa mi risponderà.”
“Susanna, non bisogna avere paura dei propri sentimenti. Non si deve temere, nè vergognarsi, di esprimerli. Qualunque sia poi la risposta dell’altro noi abbiamo compiuto ciò che era giusto in quel momento. L’amore è una cosa unica e bellissima, in grado di vincere tutto. Credimi. Se è vero amore so cosa provi e spero che questo Giacomo sappia che meravigliosa ragazza sei tu.”

Le sue migliori amiche erano al corrente di quello che le capitava, che le capitava per la prima volta.
E così intensamente. Tanto intensamente che anche sul lavoro il pensiero di Giacomo era presente, era un pensiero bello, ma anche di sofferenza, di speranza, di speranza che anche lui ………………
“Digli che ti piace” le consigliava Maria, la sua migliore amica, “non ti devi vergognare.”
Le venne in mente la madre.
“Chiedigli se è fidanzato, è un modo per fargli intuire che sei interessata a lui” le dicevano ancora le amiche.

Ma Susanna non riusciva che a guardarlo, che a sorridergli, che a parlargli chiedendogli come andavano gli studi, chiedendogli della sua famiglia. Lui rispondeva normalmente, senza che lei potesse intuire dei suoi sentimenti verso di lei, ma era convinta che almeno un po’ lui la considerasse.
“Perché negarlo?” si ripeteva intanto Susanna “Lo amo.”
“Sì, lo amo.”
“Ma lui quando mi amerà come io adesso amo lui?”
“E perché amare vuol dire soffrire ………………..?”

Intanto era arrivata alla fermata a cui doveva scendere.
Scese. Solo cento metri la dividevano da una serata con, ma ancora senza, lui.
Entrando nel solito locale si mosse i bellissimi capelli lunghi.

Giacomo quando era in gruppo si sentiva superiore, forse per il fatto che era uno dei pochi che frequentava l’Università (e questo secondo lui era un punto in più rispetto agli altri), forse perché si sentiva aitante fisicamente, forse perché la sua era una famiglia sicuramente benestante e quando parlava era implicito che non si attendesse repliche per ciò che aveva detto. Il gruppo era per lui un pubblico che gli permetteva di sentirsi osservato e al centro dell’attenzione.
Delle ragazze ciò che lo interessava era solo l’aspetto esteriore, non gli importava quello che avevano dentro, non gli importava altro che di ciò che si vedeva. In passato, e questo solo poche persone lo sapevano, aveva avuto una breve relazione con una ragazza che frequentava l’Università, poi fu da lei lasciato con queste parole che ancora gli rimbombavano in testa, ma senza che queste abbiano potuto lasciare un segno: “Non voglio trovarmi un giorno sola con me stessa. Tu, Giacomo, in realtà, sei vuoto!”
Però, altre ragazze si sentivano affascinate da ciò che Giacomo sembrava.

Ma qualcun’altro conosceva il vero Giacomo.
Alfredo, ventitré anni, era un ragazzo del gruppo, molto semplice ma estroverso, che lavorava in ufficio fino a tardi e trovava un po’ di svago andando, ogni tanto, nel locale che frequentava Susanna. Anche lui faceva parte del suo gruppo.
Alfredo non aveva mai avuto il coraggio di dire a Susanna che in fondo le voleva bene, le aveva sempre voluto bene, sin dal primo giorno che l’aveva vista. Ma lei era così bella, perché avrebbe dovuto accorgersi di uno come lui? Così pensava Alfredo.
E poi è arrivato Giacomo. Come un uragano. Aveva sconvolto tutto. O forse aveva rappresentato ciò di cui Alfredo aveva sempre avuto timore e certezza. Di vedere Susanna allontanarsi per sempre.
Alfredo vedeva Susanna perdersi per Giacomo man mano che il tempo passava, vedeva una luce negli occhi di lei che prima non aveva mai visto; ma non vedeva la stessa luce negli occhi di Giacomo. Perché in Giacomo quella luce non c’era, non c’era mai stata.
“Quello stronzo non la merita” si ripeteva continuamente, “è solo un pallone gonfiato che gioca con i sentimenti degli altri. E Susanna magari sta soffrendo per lui ……….”

Quando quella sera Alfredo vide Susanna entrare, e con le mani la vide sistemarsi i capelli, gli venne voglia di piangere, la guardava come solo un innamorato guarda.
Lei salutò il gruppo di amici e Alfredo la salutò: “Ciao Susanna, come stai?”
Lei non rispose, non aveva sentito, non poteva sentire.

“Non sono che una zanzara da scacciare perché do fastidio, chissà perché continuo a venire qua” pensava Alfredo, “soffro a vederla pensare a lui, solo a lui, che, oltre ad essere una persona cinica, non la degna di uno sguardo, non prova niente per lei, anzi non la considera neppure, perché uno come Giacomo non sa amare, non potrebbe mai amare qualcun’altro al di fuori di sè stesso. Ma lei è cotta per lui, si vede” e si mise a piangere dentro di sè. Non riuscì comunque a trattenere il rossore che gli venne agli occhi.

Tante altre volte Alfredo si scopriva a pensare a Susanna.
Tante volte era sul letto ascoltando la radio che trasmetteva musica che in continuazione lo riportava a lei.
Tante volte pensava a quella frase letta chissà dove: <<Sorride la bocca, piange il cuore, come è brutto volere bene a chi non te ne vuole. Ti ho amato un giorno, ti ho amato, ma il guaio è che ti amo ancora.>>
Gli amici di Alfredo, con cui lui si era confidato, cercavano in tutti i modi di farlo desistere, di farlo pensare a qualcun’altra.
“Ragazzi, avete ragione, so che avete ragione, so che dovrei smettere di pensare a Susanna, perché lei neanche lontanamente starà pensando a me. Insieme abbiamo parlato solo poche volte, poi è venuto Giacomo ……… Non è giusto. Ma li vedete? Come potrebbero stare insieme? Giacomo crede che delle donne esista solo il corpo ……… e lei invece crede nel grande amore ……………”
“E’ inutile. Non ci riesco. Non riesco a dimenticarla. Che posso fare?”

La guardava, adesso, con la paura che lei ricambiasse lo sguardo, ma lei era vicino a Giacomo mentre questi stava parlando. Susanna non badava troppo a ciò di cui parlava sempre Giacomo, erano argomenti futili secondo lei, eppure non riusciva, o non voleva, portare la discussione su cose più importanti.

Alfredo era là. Seduto e malinconico.

Si fece tardi, i componenti del gruppo cominciavano a salutarsi; Alfredo salutò Susanna, lei lo salutò distrattamente.
“Se vuoi ti accompagno” disse allora Giacomo a Susanna.
“Beh, …………… sì, grazie ……. se non ti disturba ….” rispose lei, stupita ma in fondo contentissima di quella proposta che mai, prima di allora, aveva ricevuto da lui.
Cominciava a pensare che la felicità l’avesse ormai accolta fra le sue braccia. Avrebbe voluto fargli subito mille domande. Poi cominciava ad immaginarsi con lui in riva al mare, in barca su di un lago calmo e tranquillo e sdraiata accanto a lui su di un prato fiorito a guardare il cielo. Era ormai certa, perché il suo cuore era da tempo impazzito, che i suoi sentimenti fossero da lui ricambiati.
Si mise il giubbetto, salutò amici ed amiche ed uscì con Giacomo.
“Posso?” chiese Susanna a Giacomo infilandogli il suo braccio tra il braccio di lui.
“Non c’è problema” rispose Giacomo.

Alfredo, assistendo a tutto questo, abbassò la testa, si girò, si mise le mani in tasca ed uscì senza dire niente.
Fuori faceva freddo, aveva appena iniziato a piovere. Alfredo era venuto in macchina ma non se la sentiva più di guidare. Decise di camminare. Pioveva sempre più forte ma ad Alfredo ormai non importava.
Susanna era ancora lì con lui. Davanti agli occhi, nella sua mente, nel profondo del suo cuore.
“Comunque sia” pensò “se così dovrà essere spero che alla fine riesca ad essere felice come desidera.”

Non riuscì a frenare le lacrime, non voleva più farlo.
Dopo circa mezz’ora da quando era uscito all’aperto, il freddo, la pioggia, la stanchezza fisica e morale lo costrinsero a dirigersi verso la sua auto.
Sul suo viso un misto di pioggia e lacrime, nel suo intimo un misto di dolore e rabbia.

FINALE 1

Alfredo pianse per tutta la strada fermandosi ogni tanto a guardare il cielo; smise di piangere solo quando arrivò alla sua macchina.
Mentre stava per aprire la portiera, girando la testa, vide due persone poco distanti dal locale da dove era uscito.
Un istinto lo portò ad avvicinarsi a quelle due figure.
Era ormai bagnato fradicio, l’acqua cadeva senza sosta, e riconobbe …………….. sì, riconobbe proprio Susanna e Giacomo.
Si stavano baciando. Si stavano veramente baciando. Con passione, con tutta la passione che Susanna poteva infondere in quel momento atteso per tanto tempo.
“Giacomo” disse poi Susanna “credo di amarti ……………………………………………… scusami ……………………..”
“Perché dovresti scusarti? Tranquilla.”
Alfredo, non visto, sussultò.
“Mi piacerebbe stare con te, sai Giacomo?”
“Beh, sì. Diciamo di sì” rispose Giacomo.
Susanna credette che il Paradiso fosse lì in quel momento.
Si baciarono nuovamente.

La rudezza, l’indifferenza di fondo di Giacomo contrastavano con la purezza dei sentimenti di Susanna e anche questo fece soffrire Alfredo. E lo fece soffrire perché era certo che Susanna, un giorno, arriverà a comprendere. Perché Susanna un giorno arriverà a comprendere di essere infelice. Un giorno.
Alfredo fece questa constatazione dentro di sè e si allontanò da loro senza farsi minimamente notare. Salì in macchina e se ne andò via.
Sentì che nel suo intimo qualcosa crollava.
Crollava la speranza.
Ma non l’amore.

Purtroppo.

FINALE 2

Alfredo smise di piangere in prossimità della sua auto.
Stava per aprire la portiera quando sentì un rumore lì vicino.
Qualcuno stava piangendo.
Si diresse verso la fonte di quel rumore e vide Susanna. Era lei che stava piangendo. Era sotto un portico per ripararsi dalla pioggia.
Alfredo le si avvicinò, lei lo notò, lo riconobbe e cercò di asciugarsi frettolosamente le lacrime.
“Che è successo?” le chiese Alfredo.
“Niente, grazie …………………….. ho perso l’autobus ……………………”
“Piangi perché hai perso l’autobus? Ma …………………….. non eri con Giacomo?”
“E’ dovuto andare via” disse allora lei mentre tentava di asciugarsi il viso con le mani.
“Tieni” disse Alfredo porgendole il suo fazzoletto.
“Grazie.”
“Se vuoi ti accompagno a casa io.”
“No, grazie, preferisco chiamare un taxi. Comunque grazie.”
Dopo una breve pausa carica di tensione in cui Alfredo osservava un essere umano sofferente e bisognoso di aiuto, egli riprese: “Cosa ti è successo Susanna? Ti conosco da un po’ e ……….. credo di capire che c’è qualcosa che non va.”
Susanna aveva bisogno di parlarne e così gli disse: “Sono uscita dal locale con Giacomo, pensavo che lui ……. poi ……………… gli ho detto che mi piaceva …………………….”
“Se questo è ciò che pensavi hai fatto bene.”
“Allora lui ha detto che ero molto bella e che però ………………….. non ero certo il suo ideale di donna, che non gli provocavo un grande interesse ………………… che non er il suo tipo se non per una cosa così ………………… ha detto che non ero abbastanza ……………….. per lui.”
In pochi minuti Susanna raccontò ad Alfredo tutta quanta la sua “storia” con Giacomo, dei giorni trascorsi a pensare a Giacomo, della voglia di incontrarlo che aveva sempre avuto.
Susanna concluse il suo racconto ad Alfredo ritornando indietro di pochi minuti soltanto, a quando Giacomo le stava dicendo quelle cose orribili, a quando le disse che lei non era niente per lui. A quel punto lei gli disse che sarebbe stato meglio che lei tornasse a casa da sola. Dopo che Giacomo, senza nessun problema, l’aveva lasciata lì, lei si era messa a piangere, era come se qualcosa si fosse rotto nel suo interno. Un dolore grandissimo si impossessò di lei e la costringeva a piangere, pensava di non potere più smettere.
E poi arrivò Alfredo.

Quando Susanna smise di parlare, senza fare nessun commento, Alfredo, con un tono d voce molto calmo e rassicurante le disse: “Senti, se non vuoi, d’accordo, ma io non ho nessun problema a riaccompagnarti.”
“………….. va bene ………………. ti ringrazio ………………” rispose lei.

Durante il tragitto Alfredo non disse niente, non riusciva a pensare a niente.
Susanna era al suo fianco, con il viso affranto, con gli occhi chiusi dalla stanchezza, dal sonno, dalla delusione, dalla disperazione.
“Spero che non si veda che ho pianto anch’io” pensò Alfredo fra sè e sè.

Giunti che furono davanti alla casa di lei, Alfredo la chiamò: “Susanna ……… Susanna siamo arrivati …………. come stai adesso?”
“Un po’ meglio, grazie, scusa se ti ho annoiato con le mie storie, mi dispiace anche che tu sia dovuto venire fino a qua ………”
“Non ti devi preoccupare; non è giusto che la gente soffra, che tu pianga, so come ti senti in questo momento e spero per te che tu riesca a dimenticare al più presto….”

“…………… più presto di quanto non sappia fare io ……………..” aggiunse fra sè e sè.
“Sei una persona buona, davvero, e ti ringrazio tanto” e dicendo così gli diede un piccolo, ma sincero, bacio sulla bocca.
“Ciao Alfredo.”
“Ciao Susanna.”
Lei salì a casa. Lui tornò a casa sua.

Alfredo e Susanna si rividero solo molti giorni dopo, durante una sera qualunque. E, da quella serata, decisero di frequentarsi più spesso, ebbero così modo di conoscersi meglio, anche nell’animo.
E si amarono davvero, di un amore puro e semplice, ma forte,
che sa unire due spiritualità simili in una sola.