L’ultimo bacio

Ho bisogno che ogni giorno succeda qualcosa di nuovo, per sentire che la mia vita va avanti. (Adriano) More »

Jim Morrison

“Smetterò di amarti solo quando un pittore sordo riuscirà a dipingere il rumore di un petalo di rosa cadere su un pavimento di cristallo di un castello mai esistito.” “Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.” More »

Niente è come sembra

Nulla è come appare. Noi non siamo in grado di vedere niente così com’è, tutto viene filtrato dallo specchio deformante della nostra coscienza. Tutto ciò che vediamo è il riflesso della nostra coscienza. È molto importante comprendere questo concetto. Il mondo che vediamo è sempre e solo una proiezione della nostra coscienza. Gabriella d’Albertas More »

Dedicato a…

… chi mi ha voluto bene … chi mi vuole ancora bene … chi voglio bene senza limiti di tempo senza limiti di spazio More »

La differenza

Che differenza c’è tra poesia e prosa? La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po’. Charles Bukowski More »

Calcio

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Pier Paolo Pasolini More »

Ciao mondo!

Non abbiamo bisogno dell’ingegneria genetica per ottenere raccolti ricchi di nutrienti: l’amaranto ha nove volte più calcio del grano e 10 volte più calcio del riso. Il suo contenuto di ferro è quattro volte quello del riso, e ha due volte in più di proteine. Il miglio finger fornisce 35 volte più calcio del riso, More »

Ciao a tutti!

Ciao a tutti! Ecco il mio nuovo sito web! More »

 

Zark

vampiro

Quella sera Carl arrivò da Susan con molto anticipo. Il programma di quella sera prevedeva il cinema, c’era in programmazione un film sentimentale che a lei piaceva tantissimo ed era molto che Susan aveva espresso a Carl il desiderio di andare a vederlo.

Carl e Susan erano insieme da poco più di tre mesi ma formavano la coppia più affiatata dell’intero quartiere, se non dell’intera città, e non vi erano motivi per non ritenerli le persone più unite che si fossero mai viste. I loro amici facevano in continuazione queste constatazioni, sia in presenza di Carl e Susan che fra di loro.
“Ma guardali …………….. sembrano ……….. sembrano ….Giulietta e Romeo; anzi ……….. ancora più di loro!” disse un giorno una loro amica mentre erano tutti sulla spiaggia e Carl e Susan erano poco distanti a scambiarsi tenerezze.
“Hai proprio ragione …………….. fanno quasi schifo ………..” disse di rimando un altro loro amico che conosceva bene sia Carl che Susan.

Carl aveva ventiquattro anni, era diplomato e di professione, in attesa di un posto migliore, aveva accettato di fare il meccanico in un’officina della città; era molto bravo nel suo lavoro e per questo motivo era divenuto il capo officina. Era un ragazzo alto, bruno, di bell’aspetto. Anche adesso che aspettava in salotto che Susan scendesse gli tornavano nella mente le immagini che si riferivano al giorno del loro primo vero incontro avvenuto circa tre mesi prima.

Carl e Susan, ogni tanto, si recavano nella stessa piscina, con la stessa compagnia di amici, ma non si erano mai scambiati altro che pochissime parole di circostanza. Quella volta invece …………….
Era una calda sera d’estate e Carl stava ripulendo l’officina, cosa che faceva sempre prima di cambiarsi e ritornare a casa, quando entrò Susan.
Carl ne rimase letteralmente abbagliato: Susan, che è una bellissima ragazza di ventidue anni, quella sera portava un vestito rosso con la gonna molto corta, tacchi alti.
Anche Susan “notò” Carl, gli andò incontro e gli disse: “Sono venuta a ritirare la macchina di mio padre ………… ecco, è quella là, quella verde ……….” e intanto indicava un’automobile appena lontana. Mentre diceva così osservava di sottecchi Carl.
Per nessuno dei due, però, si trattò semplicemente di un richiamo fisico, era un qualcosa di impalpabile che andava oltre, ben oltre. Ma ne avrebbero scoperto la portata e riconosciuto l’importanza solo tempo dopo.
Carl la guardò negli occhi, blu di un blu mai visto, e poi disse: “Beh ……… sì ……… certo ………….. ora ti prendo le chiavi …………”
“Grazie.”
Ma si guardarono negli occhi ancora, e ancora, e ancora.
Carl le porse le chiavi che era andato a prendere.
La decisione di chiederle di uscire con lui gli venne nel momento in cui la ragazza, prese le chiavi, stava per entrare in macchina. Era un gesto coraggioso, avventato forse, pensava che non ci sarebbe stata praticamente nessuna probabilità che lei rispondesse affermativamente, praticamente non si conoscevano, però Susan scatenò in lui qualcosa che le altre ragazze che aveva conosciuto in passato non avevano mai suscitato.
“Se non sbaglio tu ti chiami Susan. Andiamo alla stessa piscina, qualche volta ci siamo anche visti e salutati, ricordi? ……………….. Senti …………….. perdonami …………….. non l’ho mai fatto ……… ma ora …………….. volevo chiederti se verresti a bere qualcosa con me. Io ho appena finito di lavorare e me ne sto andando ……………… mi farebbe molto piacere passare qualche minuto in tua compagnia ……………………..”

“A dire la verità ……….. dovrei andare a casa di corsa, i miei mi staranno aspettando …………… Ma ora mi ricordo di te …….. tu sei Carl, vero? …………. Beh ……. posso sempre telefonare per dire che ritarderò un po’ ……….”
Neanche Susan, in quel momento, seppe cosa la spinse a dare la risposta che diede, la cosa certa però era che lei voleva veramente rispondere come poi rispose, anche se di solito in questi casi si mettono in campo degli accorgimenti, si è prudenti, magari si gira intorno alle parole, usando un termine militare si direbbe che si fa della “tattica”; in questo caso invece non ci fu alcuna “tattica”, nè da parte di lui nè da parte di lei, entrambi furono spinti alla sincerità immediata e alla voglia di conoscersi.
Entrambi, in passato, avevano avuto delle relazioni sentimentali, ma nessuna di queste, per nessuno dei due, era veramente ciò che cercavano. Eppure adesso era bastato così poco.
Passarono dunque una serata favolosa, parlavano, parlavano, scoprirono di avere molto in comune, dalle cose più banali all’interesse e alla comunanza di idee verso questioni importanti della vita, e si guardavano.
Da allora i due ragazzi presero a frequentarsi regolarmente e la loro relazione proseguì senza mai il benchè minimo contrasto. Si poteva dire che fino ad allora erano stati ognuno la metà di qualcuno che non conoscevano e ora le due metà si erano incontrate. I loro pensieri erano in grande sintonia, facevano tutto insieme, si capivano, si stimavano, si rispettavano, si amavano. Erano due persone votate all’interesse l’una per l’altra, erano quasi una persona sola.

Carl, a questo punto dei suoi ricordi, fu interrotto da Susan che stava scendendo le scale, era pronta per andare al cinema.
“Ciao tesoro. Andiamo?” disse lei.
Carl la guardò come quella volta, quella volta lontana in cui si conobbero.
“Carl, che c’è?”
Lui le si avvicinò, le prese la mano, gliela baciò.
“Ti amo Susan. Ti amo” disse a bassa voce.
Susan guardò Carl negli occhi prima di dirgli: “Ti amo anch’io. Fortissimamente. Per sempre.”
Salutarono i genitori di lei che stavano guardando la televisione ed uscirono.

Zark era l’ultimo.
E allora pianse per sè stesso; fino all’ultimo non voleva crederci, ma adesso, dopo tanto girovagare in lungo e in largo per il mondo, se ne convinse. Si dovette convincere anche in virtù della netta e ferma percezione che ebbe quando un giorno, qualche settimana or sono, entrò in una Chiesa. Per uno come lui le sensazioni di quel genere non erano infrequenti, appartenevano al suo modo di essere ed erano un presentimento della verità, senza possibilità di equivoci. In quella occasione fu come udire una voce che di lontano gli svelò la sua unicità sulla terra. In quel luogo Zark sentì che lui era l’ultimo. Era l’ultimo della stirpe.
Ma un misterioso e incomprensibile quesito arrovellava il cuore e il cervello di Zark.
Quelli come lui erano numerosi un tempo, secoli or sono, sparsi un po’ ovunque sul pianeta. Poi da qualche decennio cominciarono inspiegabilmente a diminuire e Zark non riusciva a capire come mai. Morivano senza che ci fosse una causa evidente, senza un perché; o almeno lui il perché non lo conosceva. Per quanto si fosse sforzato, per quanto avesse cercato, questa volta non ottenne alcun tipo di risposta a questo suo ultimo interrogativo, neanche il giorno in cui entrò nuovamente in Chiesa, nella stessa Chiesa dove aveva ricevuto la certezza di essere l’ultimo. L’ultimo vampiro.

Adesso, avvolto nell’impermeabile scuro, Zark camminava lentamente per le strade della città. La sua vita gli appariva inutile e senza uno scopo preciso; con la consapevolezza, per giunta, che l’immortalità dei vampiri sia stata interrotta da un qualcosa di cui lui non conosceva la natura, da un qualcosa che ora poteva essergli vicino, molto vicino ……………

“L’ultimo vampiro” pensò Zark “una bella responsabilità.” Si sforzava di tirarsi su il morale da solo. Zark era giovane, relativamente giovane a dire il vero, infatti aveva da poco compiuto 143 anni, ma il suo aspetto era quello di un ragazzo di circa 27 anni, di aspetto gradevole anche, ma senza specifici particolari che lo potessero fare distinguere dalla gente comune se non fosse ……………………… se non fosse per un qualcosa che , ogni tanto, di notte, gli poteva accadere ………………….

Cominciò a piovere quando passò accanto a un cinema.

Carl e Susan stavano uscendo dallo stesso cinema.
Lui cingeva la vita di lei con un braccio. Stavano ancora parlando del film che avevano appena finito di vedere e stavano sorridendo.

Zark girò lo sguardo e vide …………..Susan.
Susan girò la testa e il suo sguardo incontrò quello di Zark.
Un lampo improvviso, seguito immediatamente dal suo tuono, squarciò il cielo scuro e umido di pioggia.
Pioggia che ora cadeva fitta. E gelida.
Zark e Susan stettero così, a distanza di circa sei-sette metri, immobili, per qualche secondo. Zark fu meravigliato, ma al contempo attratto. Susan fu colpita dallo sguardo, dagli occhi di Zark che gli apparivano vicinissimi. Anche lei si sentiva stranamente attratta.

Carl la scosse: “Susy! Che c’è? Che cos’hai?”
Susan si riprese: “Niente. Niente…………… Perché?”
“Ti eri …………… incantata. Sei sicura di stare bene?”
“Certo che sto bene. Cosa ti viene in mente? Stavo solo ………………” rigirò lo sguardo nella direzione in cui vide Zark ma non c’era più nessuno.
“Che strano ………… mi era sembrato che ………….. mah …………… Mi devo essere confusa. Forse è tardi. Oggi in negozio, poi, c’è stato molto da fare e sono stanca.” Susan lavorava come commessa in un negozio di dischi.
“Torniamo a casa. Piove, ci stiamo bagnando tutti e due ed è meglio che tu vada a farti una bella dormita.”
“Sì. Forse è meglio” e così dicendo si strinse a Carl.
Mentre stavano tornando Susan non poté fare a meno di pensare all’incontro misterioso di poco prima, il suo pensiero ritornava a quell’uomo che la guardava con tanta profondità e a tutto quello che le aveva suscitato.

Giunti sotto casa di Susan i due ragazzi si baciarono e si diedero appuntamento per il giorno dopo. Carl rimise in moto la macchina e si diresse verso casa sua.

Susan entrò in casa, era ormai l’una passata e i suoi genitori erano già andati a letto. Salì in camera sua e si distese per un momento sul letto. Poi si alzò e cominciò a togliersi il vestito per andare a dormire, ma, proprio nel momento in cui un altro lampo, accompagnato da un tuono fortissimo e spaventoso, ruppe la notte e la sua luce illuminò la stanza, ecco che Susan vide distintamente la figura di un uomo, in piedi, vicino alla porta della sua camera. Atterrita, gridò così forte che svegliò i suoi genitori che accorsero in pochi secondi in camera della figlia.
“Che cosa succede Susan?” chiese il padre prendendola tra le braccia.
“Perché hai urlato? Non ti senti bene? aggiunse la madre.
“Non ……….. non so ……………… ho visto ……………….. c’era …………………… c’era un uomo …….. lì ……… vicino alla porta ……………………………” rispose Susan estremamente e visibilmente sconvolta e impaurita mentre indicava ai suoi genitori il punto dove avrebbe dovuto esserci l’uomo che aveva visto.
“Ma dove? Non c’è nessuno. Hai sicuramente fatto un brutto sogno, cara” le disse il padre controllando comunque l’intera camera della figlia.
Nella camera di Susan non c’era proprio nessun estraneo.
“No! No! Sono tornata adesso dal cinema con Carl. Non sono ancora andata a letto a dormire! Ero sveglia! Non poteva essere un sogno!”
“Susan, tesoro, vedi anche tu che non c’è nessuno in camera. Il fatto è che è tardi e che tu sei sicuramente stanca. Su, ora calmati e vai a letto, vedrai che domani starai meglio e converrai anche tu che è stato tutto frutto della tua immaginazione” riprese la madre.
“Sì …………….. forse hai ragione mamma ………….. Forse ………………. è meglio che vada a letto e che non ci pensi più …………… Può darsi che con il buio …………….. sì ……….. probabilmente mi era solo sembrato che ci fosse qualcuno …………….. eppure …………………….”
“Eppure era buio, come hai detto giustamente e con il buio un’ombra ti sarà sembrata chissà che cosa. Su, vai a dormire. Buonanotte.”
“Buonanotte papà.”
“Buonanotte cara. Stai tranquilla. Sogni d’oro.”
“Buonanotte mamma.”
I genitori di Susan uscirono dalla stanza e ritornarono in camera loro commentando fra loro che la stanchezza può giocare davvero strani scherzi.
Susan rimase di nuovo da sola e, ancora con una leggera paura a causa di ciò che immaginava di avere visto, finì di spogliarsi, si mise la camicia da notte e andò sotto le coperte.
“Che sciocca. Chissà che cosa credevo di avere visto, ho proprio bisogno di un po’ di riposo.”

Mentre stava per addormentarsi, rivolgendo casualmente lo sguardo nuovamente verso la porta, rivide la figura di prima.
Questa volta, sebbene terrorizzata, non gridò, era come se tutto ad un tratto sentisse che non vi era niente per cui avere paura, una strana sensazione di tranquillità ora la pervadeva; si tirò su dal letto e continuò a fissare la presenza oscura. Questi cominciò a muoversi verso di lei lentamente. Arrivò all’altezza della testa del letto e solo allora Susan, grazie alla luce dei lampioni della strada che entrava dalla finestra, riconobbe in quella figura la persona che aveva notato quella sera stessa all’uscita del cinema e che l’aveva così misteriosamente attratta.
Fuori continuava a piovere.

“Buonasera Susan. Il mio nome è Zark.”

Sempre più stranamente Susan sentì svanire le ultime tracce di paura che l’avevano colta, anzi, l’attrazione nei confronti di quello sconosciuto ebbe il sopravvento su di lei. Comunque sia volle mantenere un atteggiamento di netto distacco, se non altro fino a che non le venisse spiegato il motivo di tutto quanto le stava accadendo.
“Chi sei? Cosa fai in camera mia? Cosa vuoi da me?”
Zark, sempre in tono pacato, riprese allora a parlarle: “Quante domande. Te l’ho detto, mi chiamo Zark e sono qui perché ti ho visto questa sera, ricordi?”
“Come hai fatto a entrare? Ora chiamo i miei genitori!” e così dicendo fece per alzarsi dal letto ma Zark, gentilmente ma con fermezza, la fermò mettendole una mano sulla spalla.
Susan si fermò. Quel contatto provocò in lei una sensazione molto strana mai provata finora, una sorta di brivido, di brivido piacevole però, molto piacevole. Qualcosa stava succedendo in Susan, lei stessa se ne stava rendendo conto di minuto in minuto.
I suoi sensi però riuscivano a stare dietro alle modificazioni che la coglievano dal di dentro.
“Susan, la cosa peggiore che mi potesse capitare mi è capitata ………………….”

“Ma che cosa stai dicendo?” mentre parlava, in lei anche gli ultimi residui di diffidenza scomparvero come per incanto lasciando spazio a un altro genere di emozioni.
Sorridendo, Zark si sedette accanto a lei, le prese la mano e proseguì: “Vedi mia dolce Susan, per noi l’amore è un argomento che si è sempre evitato perché quando si ama si vorrebbe la persona amata per sempre, ma io non voglio che tu ……………………..”
A Susan, che aveva notato la profonda sofferenza interiore di Zark, venne l’impulso irresistibile di stringergli le mani con le sue. Non resistette a quell’impulso e gli prese le mani. Poi chiese: “Cosa? Ma cosa stai dicendo? Chi sei veramente? Spiegati!” alzando la voce in tono preoccupato. Susan era preoccupata per una persona che conosceva da pochi minuti soltanto e che aveva fatto la sua apparizione in un modo così inspiegabile e misterioso. Lei stessa se ne stupiva ma le cose stavano proprio così.
“Ti apparirà impossibile Susan, ma io ti amo. Però ……………….. però vedo i tuoi ultimi tre mesi con ………… con Carl …………… e vedo che state bene insieme ………………… siete così affiatati …….”

Carl. Susan si cominciava a vergognare per quello che stava provando in quei momenti. Sì, non poteva più negarlo, sentiva di provare qualcosa per lo sconosciuto, qualcosa di bello, di buono. E Carl? Susan si sentiva confusa pensando a Carl. Carl. L’uomo con cui, fino a poche ore prima, avrebbe, senza neanche pensarci su, voluto dividere tutto, gioie e dolori. E ora? Ora tutto il suo essere era rivolto verso l’uomo che le stava di fronte e che le parlava; sentiva sofferenza nelle parole di lui e per queste sue sofferenze avrebbe fatto ogni cosa per poterle alleviare. Una preponderante partecipazione emotiva di Susan nei confronti dei sentimenti di Zark fece germogliare in lei nuove sensazioni, nuovi istinti, nuovi voli d’angeli, nuovi orizzonti.
Tutto le accadeva così rapidamente, senza che niente e nessuno potesse chiedere alla sua parte cosciente se fosse d’accordo; ma era la parte emotiva ed irrazionale di lei che veniva coinvolta in prima persona, la parte legata alle emozioni appunto, la parte che in tutti gli esseri viventi, probabilmente, è la causa del dolore e della gioia e che spinge alla ricerca della felicità, di quella felicità che si vorrebbe eterna. Una felicità che, magari, in un angolo nascosto di coloro che assiduamente la cercano, esiste veramente; ed è lì, composta da miriadi di sensazioni pronte ad esplodere in qualunque momento. Felicità che viene così trascinata a galla da un’altra persona che ne è alla ricerca disperata. Molte volte viene sfiorata solo per pochi brevi momenti e poi lasciata ritornare nell’oblio fino al momento in cui ……………………

“Per me è molto difficile Susan. Se ci fossimo conosciuti in un altro momento, in un altro luogo, forse ……”
“Chi sei veramente tu?” gli domando di nuovo Susan.
Zark aveva lo sguardo basso: “Sono un ……….” poi alzò gli occhi e guardò bene in viso la ragazza e i loro occhi si incontrarono ancora, come poco prima di fronte al cinema, sotto la pioggia, e continuò: “…….. sono un vampiro ……………. sì Susan, sono proprio un vampiro ……….. ho 143 anni e ………………. e non volevo innamorarmi di te, credimi ……………….. e siccome non voglio causarti dolore ora me ne andrò ………………… non mi vedrai mai più, te l’assicuro …………………” e così dicendo fece per alzarsi dal letto ma ora era Susan a fermarlo.
“No! Perché vuoi andartene? Io non capisco più.”
La rivelazione che lui era un vampiro non provocò in lei nessuna particolare reazione.
Zark, stupito dalla sua reazione, si fermò dicendo: “Susan, ti prego, lascia che me ne vada e domani tutto ti sarà sembrato solo un sogno.”
“Zark ……………. perché? Perché? Una spiegazione ora me la devi. Entri nella mia vita ………… così ……… all’improvviso …………… Provochi …………. sconvolgi ………… e mi vuoi abbandonare senza farmi capire cosa sta succedendo ……………. cosa mi sta succedendo ……………….. Perché?”

“Perché sono un vampiro!! Non sono un vampiro che ricalca quello che le storielle raccontano su di noi, come la paura dell’aglio o degli oggetti sacri come le croci, ma di giorno devo stare al buio, al riparo dalla luce del sole, questo sì; la mia vera vita si svolge di notte. E poi ……………….. sebbene senza uccidere ………. mi nutro di sangue umano ……………….. e, in genere, sono il terrore di coloro che credono nell’esistenza dei vampiri …………. e non potrei mai permettere che tu un giorno possa volere bene a uno come me ………. Comunque uno come me non avrai più modo di incontrarlo in futuro considerando il fatto che io sono l’ultimo vampiro rimasto sulla faccia della terra ……………!”

“E’ da questa sera, da quando ti ho veduto all’uscita del cinema che non faccio che pensarci e ora sei qui davanti a me. Sembrerà impossibile a te, adesso, ma ………. anche io ti voglio bene Zark ………… chiunque tu sia. Non so ……………. ti sembrerà pazzesco …………….. come sembra pazzesco a me stessa ……… ma è così ………………” disse allora Susan come se per lei pronunciare quelle parole fosse una liberazione.

Il vampiro fu scosso dalle parole della ragazza.
“No!! Noo!!! No Susan. Se solo avessi immaginato che anche tu potessi provare qualcosa per me non sarei mai venuto qui. Questa sera volevo solo conoscerti e tu domani non ti saresti più ricordata di nulla.”
“Ma perché? Perché dici questo? Io ………………. credo …………… di amarti ……………………………….”
“Non mi devi amare Susan” rispose Zark in tono pacato ma deciso “perché io non potrei fare a meno di volerti, di toccarti ………………….. e questo significherebbe ……………………” e continuò, abbassando il tono della voce “che anche tu diventeresti come me …………………… e non voglio che questo ti accada ……………… Non so da dove siamo stati generati ma so che non è questo il nostro posto nè il nostro tempo …………………..”
“Ora che ti ho conosciuto, che ti ho sentito parlare ……………… mi accorgo di averti sempre cercato. Non mi importa altro ……………….” e così dicendo lo abbracciò con forza, con tutta la forza che il suo cuore in quel momento gli infondeva.

Quello che Susan temeva, ma che al tempo stesso voleva, si stava verificando.
Si guardarono fino nel profondo degli occhi. E si abbracciarono ancora, travolti dalla passione.
Si coricarono sul letto.
Cominciarono a scambiarsi affettuose tenerezze, si accarezzarono dolcemente, si baciarono con vigore.

Susan sfilò la camicia di Zark e cominciò a baciarlo sul torace nudo.
Zark sentì che l’amore per Susan che teneva dentro di sè lottava disperatamente per uscire allo scoperto.
Zark prese a levarle la camicia da notte. Susan rimase in reggiseno e mutandine. Lui le accarezzò gli splendidi seni e vi si affondò con il viso, baciandoli.
Susan si rese conto di provare quello che non aveva mai provato con nessun altro. Era in preda a un qualcosa di nuovo, un qualcosa di meraviglioso e di bello che la attirava sempre di più a sè.
Il vampiro e la ragazza, i loro spiriti, le loro essenze vitali, veleggiavano immersi in infiniti colori, avvolti da profumi squisiti, sommersi da un mare di molteplici sensazioni, colpiti da miriadi di luci; luci che potevano toccare, luci che erano al contempo bellissime e calde, luci che si scioglievano in emozioni vive e vitali, luci che emettevano gioia, piacere, eternità.
In tutto questo i protagonisti erano Zark e Susan.
Le loro mani, le loro labbra erano a contatto con il corpo dell’altro.
Ognuno dei due era profondamente sprofondato nell’essere altrui.

Vi era una grande intensità in tutto ciò che li circondava, in tutte le passioni nuove che stavano sperimentando per la prima volta.
Tutti quanti i sensi di Zark e di Susan erano sollecitati alle loro più estreme possibilità, anzi, non esistevano più neanche confini, questi venivano superati continuamente da nuove eccitanti conoscenze ed esperienze.

In quello stesso momento Carl, che era quasi arrivato a casa sua, sentì una forza che si faceva largo dentro di sè, una forza che lo richiamava verso Susan. Non sapeva spiegarselo ma sentì di dovere tornare indietro. E così fece. Arrestò l’automobile, fece inversione di marcia in direzione della casa di Susan e premette a fondo l’acceleratore.

“Susan” disse ora Zark guardandola negli occhi “sei ………….” la baciò dolcemente sulle labbra, le tolse il reggiseno e proseguì “………… sei l’eterno …………….”
“E io voglio esserlo” rispose lei.
Il vampiro e la ragazza erano sul letto e ora lui accostò il suo viso al collo di lei, proprio sopra la spalla sinistra. Aprì la bocca e mise a nudo i suoi due canini, allungati e acuminati.
Susan, chiudendo gli occhi, travolta dai sentimenti, dal piacere e dalla passione mai provata fino a quel momento, si lasciò andare completamente. I suoi sensi erano tesi verso le nuove affascinanti sensazioni che le giungevano da ogni dove. Era felice, era estremamente felice, di una felicità eterea.
Zark sollevò la testa, guardò in alto come per chiedere perdono del suo gesto e poi affondò i denti nello splendido collo della ragazza.

“Ahhhh …………………” gemette la ragazza mordendosi le labbra. Ella provò qualcosa di coinvolgente, di travolgente, un piacere strano ma al tempo stesso sicuramente sublime e magnifico.

Intanto due rivoli di sangue, rosso e vivo, mantenendosi a distanza fra loro, disegnando due percorsi irregolari, stavano scivolando lentamente dal collo di Susan per percorrere ora tutta la schiena nuda della ragazza.

Zark ritrasse la bocca; il sangue di Susan colorava di rosso i suoi due canini mentre dalle labbra gli colavano gocce di quel prezioso liquido vitale che fino a pochi secondi prima scorreva nelle vene di lei.
Quel sangue gli era entrato nel corpo ma anche nella mente, nell’anima di Zark il vampiro.

Tre lampi e tre tuoni, in rapida successione, si fecero sentire imperiosamente.
Ora Zark riavvicinò il suo viso al collo di lei e lo baciò con ardore nel punto da cui le aveva succhiato il sangue. Zark e Susan erano adesso stretti l’uno all’altro. Per lui si trattava dell’amore vero, un sentimento che gli stava provocando esplosioni di gioia, di felicità e di grande piacere interiore. La sua anima stava navigando nel mare infinito di Susan.
Lei rialzò il capo e lo baciò; sensazioni sublimi stavano percorrendo il suo corpo, il suo intimo più profondo era scosso da emozioni mai provate, emozioni che le davano un piacere che pensava non potesse esistere nemmeno.
“E’ meraviglioso …………………………………………….” pensò Susan.
“Sì ………. lo è ……………………..” le rispose mentalmente Zark.
“Non credevo potessero esserci sensazioni simili ……………………………… Ma!!? ……………………… Tusenti i miei pensieri …………………… e io posso sentire i tuoi ………………… è favoloso! ………….”
“Forse è tutto un sogno …………………………..”
“Vorrei che non lo fosse …………………………….. o altrimenti che durasse per sempre…………………….”
Così, come immersi in una favola e nel piacere più profondo i due corpi e i due spiriti si lasciarono cadere sul letto, ancora abbracciati.

Stavano così per compiere l’atto conclusivo della loro unione, il congiungimento di due corpi e di due anime, ciò che sarebbe divenuto la punta di un infinito iceberg di piaceri sublimi quando, in quel momento, Zark, guardando negli occhi Susan, capì e si ritrasse da lei urlando.
“Nooo!!! Non voglio farlo ………………….. non posso farti questo ……………… non posso!!!”
“Zark …………….” fece lei stupita guardandolo in viso “………. perché? Che ti succede? ………………”
Zark si alzò dal letto, guardò teneramente Susan e poi disse “Se facciamo quello che vorremmo fare ……….. tu diventeresti irrimediabilmente una come me, diventeresti un vampiro, capisci?! Un vampiro!! Saresti odiata e costretta a fuggire, a nasconderti, a vivere nell’oscurità, a cibarti di sangue umano!! ………… Per sempre ….. No. Non voglio che ti succeda. Ti amo troppo. Io voglio essere l’ultimo e voglio che con me la mia specie si estingua definitivamente.”
“Ma io ti amo!” disse Susan.
“Anch’io ti amo” disse Zark, che proseguì “ma non è giusto. Ora l’ho capito. Il mio amore verso di te non è immaginazione ma sto cercando di dirti che no ………… che non deve essere ………….. che non deve accadere ……….”

E fu allora che, salendo dal tubo della grondaia e rompendo il vetro della finestra, Carl, bagnato fradicio per la pioggia che cadeva incessantemente, irruppe nella stanza di Susan.
“Susan!” urlò e poi, vedendo il collo di lei riprese a parlare: “Che cosa ti è successo Susan?!”

“Carl! Cosa fai qua?” disse lei.

Carl vide Zark, la sua bocca. Come per una rivelazione che gli proveniva da dentro di sè, come già gli era capitato pochi minuti prima quando sentì di dovere tornare indietro, Carl comprese la vera natura del vampiro che aveva di fronte e il suo profondo travaglio interiore, e di tutto ciò ne rimase sconvolto. E coinvolto.
Ebbe la forza di dire: “Susan! Dimmi cosa sta succedendo!”
Susan adesso aveva davanti a sè Carl. Carl.
Da dentro di sè provenivano segnali che sembravano certezze. Sembravano.
Allora ella pronunciò queste parole: “Carl ………… io e te abbiamo sbagliato tutto …………….. non siamo quelli che pensavamo di essere …….. stasera mi sono resa conto di amare Zark” e proseguì “In fondo l’ho sempre amato perché io ho sempre amato quello che Zark mi ha fatto conoscere ………….. la profondità del tutto, l’infinito dell’anima …………… me ne sono resa conto proprio stasera, Zark mi ha aperto gli occhi del cuore ………………………”
Carl cadde in ginocchio davanti al letto di Susan, percepì la lontananza di lei e l’intensa convinzione delle sue parole; vide davanti a sè un passato e un futuro che andavano in frantumi e allora si mise a piangere pronunciando disperatamente il nome della ragazza “………………………….. Susan …………………………”
“Carl, ti vorrò sempre bene anch’io, ma questa sera ho capito che io e te siamo diversi ……………… non voglio che tu soffra ……………… ti prego ………………….” disse ancora Susan.

ED ORA SCEGLI UN FINALE A CASO:

Finale 1

Finale 2

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